lunedì 27 marzo 2017

Recensione: VITA DI TARA di Graham Joyce (RC2017)



La scrittura ammaliante ed ipnotica di questo fantasy, che fonde in modo accattivante realtà e immaginazione, cattura il lettore sin dalle prime battute, attraverso una storia ricca di fascino e mistero.


VITA DI TARA
di Graham Joyce


VITA DI TARA
Ed. Gargoyle Books
trad. B. Tavani
362 pp
18 euro
2012
"...la giovinezza non teme nulla perchè non conosce nulla.
Mi persi tra le campanule. Cuore, mente e anima. So che ci fu un istante in cui ero parte di questo mondo, poi un istante in cui mi sentii strana, stordita, allenata. Quella, credo, fu l'attimo in cui aprì il passaggio".

E' il giorno di Natale e, in una modesta casa di un piccolo paese del Leicestershire, Dell e Mary Martin, una coppia di anziani coniugi, stanno gustando l'oca arrosto, quando qualcuno suona alla porta: è Tara, la figlia che vent'anni prima era scomparsa, come volatilizzata nel nulla, senza lasciare la minima traccia.
Ed ora, dopo tanto tempo, eccola lì, di fronte a loro, vestita come una vagabonda, con un paio di occhiali scuri a nasconderle il viso, e un sorriso da timida adolescente stampato sulla faccia.
Mentre la moglie sviene per l'emozione, uno scioccato Dell chiama il figlio maschio, Peter, che vive non molto distante da loro, insieme alla bella ed intelligente moglie Genevieve e ai quattro vivacissimi figli.

Peter non crede alle proprie orecchie e ai propri occhi: la sua bellissima sorellina Tara è proprio davanti a lui, un po' sciatta forse, sicuramente imbarazzata, ma... sembra che su di lei glia nni non siano passati e che non abbiano lasciato traccia.

Aveva 16 anni quando, durante una passeggiata solitaria nel vicino bosco di Outwoods, è sparita misteriosamente ed ora riappare come se niente fosse e, per spiegare la sua ventennale assenza, cosa racconta alla famiglia?

Tara narra con candore e convinzione che, mentre era nella foresta, a contatto con la splendida natura, immersa tra le belle campanule, un giovanotto affascinante, mai incontrato prima d'allora, l'ha fermata e ha cominciato a parlarle con affabilità, dopo di che l'ha fatta salire sul proprio cavallo e... l'ha portata via con sè.

Dove?
E qui viene il bello!
L'uomo, che si fa chiamare Hiero, non è un essere umano, ma una creatura speciale, "fatata" - un elfo, come li chiamano gli uomini -, e vive in un luogo magico, in cui i colori della natura sono più brillanti, i suoni più forti e nitidi, i profumi più inebrianti; in questo posto sconosciuto incastonato nel fitto bosco (così crede Tara, all'inizio), vivono altre creature fatate come lui, uomini e donne con abitudini di vita davvero particolari e di sicuro diversissime da quelle del "mondo" da cui proviene Tara, il cui pensiero fisso è: "Devo andarmene di qui, tornare a casa dalla mia famiglia e, sopratttto, da Richie!".

Richie era il fidanzato di Tara nel periodo della sua scomparsa; i due erano molto legati l'uno all'altra, pur litigando spesso negli ultimi tempi; e in virtù di questi alti e bassi, e di altri particolari riguardanti la sua relazione con la fidanzatina, la polizia gli è sul fiato sul collo quando si viene a sapere che di Tara si sono perse improvvisamente le tracce.
Del resto, venti anni prima, Richie - miglior amico di Peter - era un giovanotto che alzava il gomito, assumeva droghe, aveva scatti d'ira...: insomma, potrebbe aver fatto lui del male alla ragazza?

Tutta la famiglia Martin si lascia offuscare dai dubbi gettati dalla polizia e abbandona il povero Richie a se stesso, che si trascina per tutti quegli anni senza molta energia, segnato dal trauma della perdita dell'amata Tara e dall'ombra di una colpa che sa di non avere, e sostenuto soltanto dal suo amore e dal talento per la musica.

Ma adesso che Tara è ricomparsa col suo bizzarro bagaglio di esperienze incredibili e surreali, con il suo faccino pulito come quello di una sedicenne, Peter e Richie trovano il modo di ritrovarsi, di seppellire glia nni di silenzio tra loro e di riallacciare quel profondo e cameratesco rapporto di amicizia che li ha sempre legati.

Peter però non sarà soddisfatto davvero fino a quando non avrà capito cosa è accaduto alla sorella.
Sì, ok, lei si ostina a fornirgli quel bislacco racconto, secondo cui ha vissuto con il popolo elfico per sei mesi, per poi tornare "tra gli uomini" e scoprire che invece erano trascorsi ben venti anni, ma questa non può essere la verità: gli elfi, le fate... sono creature fiabesche, che da sempre popolano i racconti leggendari e le superstizioni popolari, non esistono davvero!

Cosa ha fatto realmente sua sorella per lunghi venti anni?

Per risolvere il dilemma, Peter chiede a Tara di accettare di fare delle sedute terapeutiche con uno psichiatra, tale Viven Underwood, un dottore strano, accanito fumatore, brusco, ma - così si dice - bravo nel suo mestiere.
Lo psichiatra cercherà di scoprire quali segreti nasconde la contorta mente della sua giovane paziente, e provare quindi a capire che tipo di disturbi psicologici ha, se finge o se è convinta di quel che dice, se può aver subito un trauma talmente forte da scombussolarle la mente e la memoria....
E soprattutto...: siamo sicuri che quella donna di 36 anni con il corpo e il viso di un ragazzina, sia davvero Tara Martin...? C'è la vaga possibilità che sia un'impostora?
Peter è convinto al 100% che sia sua sorella...

Intanto, Tara si rende conto che l'unica persona su cui può fare affidamento è il suo ex, Richie - cui lei vuole ancora molto bene -, perchè sa che l'amore che provava per lei non s'è perso in quegli anni.
Certo, povero Richie, ultimamente non sta molto bene, ed in più c'è un tipo che lo pedina per fargli del male...

Chi è davvero Tara? Le persone che le sono vicine saranno disposte a credere al racconto della sua assurda esperienza, cioè di questo suo vivere per sei mesi in un "mondo parallelo", popolato da stranissimi abitanti che vivono secondo indefinite regole che l'umana visitratrice non riusciva - pur stando in mezzo a loro - nè a comprendere nè ad accettare, pur sentendosene attratta?
Come è finita in questa presunta realtà magica, e come ne è uscita?  

A dare un ulteriore tocco di mistero a tutto, ci si mette il nipote Jack e la sua singolare amicizia con un'anziana e stramba vicina, la signora Larwood...

Considerazioni.

"Vita di Tara" è un fantasy che ho trovato davvero molto carino, intrigante, perchè i confini tra ciò che è reale e ciò che non lo è si confondono grazie alla voce di Tara, che con semplicità racconta ai suoi famigliari e al lettore la propria esperienza, scostando il velo su un universo che da sempre affascina l'uomo, arricchendo i racconti, le fiabe, le leggende trasmesse - oralmente o meno - nel corso del tempo: chi, da bambino, non si è mai perso in sogni ad occhi aperti in cui diventava protagonista di un'avventura incantata, in cui ci si imbatteva in gnomi, fatine volanti e altri personaggi  dotati di poteri magici...?

Questo romanzo solletica proprio quella parte "fanciullesca" dell'uomo che ancora vuol credere all'esistenza di un mondo parallelo in cui accadono cose che sono nelle favole trovano spazio:

"Una favola... invece, richiede un abbandono totale da parte del lettore; fintanto che si trova in quel mondo, per lui non può esisterne nessun altro" (W.H. Auden).

Joyce ci racconta la storia di Tara attraverso diversi punti di vita: non solo quello della giovane, ma anche del fratello e dello psichiatra, i cui sforzi per dare nomi e spiegazioni ai problemi della paziente ci fanno sorridere e ci affascinano insieme, come spesso accade quando ci si infila in dissertazioni sulla mente umana e i suoi meccanismi inconsci.

Come dicevo all'inizio del post, lo stile di scrittura di Joyce ha qualcosa di seducente, riesce a incuriosire il lettore introducendo via via piccoli dubbi e misteri; è disinvolta - come la sua bella e candida protagonista femminile - e vivida nelle descrizioni, tanto da farci apparire concreto e reale non soltanto il mondo umano, terreno, ma pure quello fantasioso e immaginario, che del resto è collocato in una foresta vera e visibile a tutti, in cui passeggiando tranquillamente, rischi di imbatterti in qualche personaggio particolare (le fate di Joyce saranno attraenti ma non necessariamente buone, anzi, possono essere inquietanti e pericolose...) che ti porta con sè in un posto bellissimo ma dal quale difficilmente puoi fuggire.

A me è piaciuto molto, l'ho letto senza mai annoiarmi, e mi sono lasciata conquistare dal fascino magnetico e irrealistico che caratterizza i racconti fiabeschi.



obiettivo n.21 - Un libro che hai deciso di leggere
solo perchè attirato dalla copertina

2 commenti:

  1. Cavoli, non sentivo parlare di questo libro da un secolo!
    Mi attira, ma non so perché, lo avevo totalmente dimenticato. Hai risvegliato in me la curiosità!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ahaha eh succede, con tutto quello che desideriamo leggere :=)
      èstata una piacevole scoperta!

      Elimina

Un buon libro lascia al lettore l'impressione di leggere qualcosa della propria esperienza personale. O. Lagercrantz

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